The story of my life

[ita] Tempo fa ho letto un libro circa un cammino per la libertà personale. Che ci credessi o meno, sin dall’inizio mi ha tenuta incollata. Sarà stata la semplicità  del messaggio, o magari le migliaia di ripetizioni che diventavano un mantra. Oppure sono già sul cammino e quindi più ricettiva. Chissà. Ad ogni modo, il libro parla di quattro accordi (4A) che dovremmo imparare a fare con noi stesse/i per vivere una vita migliore e più soddisfacente in quanto a libertà interiore.

Eccoli qui:
-essere impeccabile con la parola;
-non prendere niente sul personale
-non assumere;
-fai sempre del tuo meglio.

Anche se questa non è una recensione letteraria del lavoro di Don Miguel Ruiz (1997), di sicuro è un punto d’inizio letterario. C’è una cosa che questi accordi hanno in comune: considerano la lingua ed il pensiero come il principio di una consapevolezza che può cambiare le azioni.

[eng] Some time ago I read a book about a path to personal freedom. Whether I believed it or not, from the start it got me hooked. I guess it was the simplicity of its message, or perhaps the thousands of repetitions that eventually sounded like a mantra. Or maybe I am already on that path, hence I was more receptive. Who knows. Anyway, the book tells of four agreements (4A) that we should learn to make with ourselves in order to live a better, more fulfilling life of self-freedom.

Here they are:
– be impeccable with your word;
– don’t take anything personally;
– don’t make assumptions;
– always do your best.

Although this is not a literary review of Don Miguel Ruiz’s work (1997), it is certainly a literary starting point. There is one thing that these agreements have in common: they all consider language and thought as the beginning of a consciousness that can change actions.

[ita] Ecco ciò che penso: dato che la frase precedente riflette l’affermazione base della mia tesi di dottorato (ovvero parola ed azione che vanno di pari passo creano cambio sostenibile), applichiamo i 4A a questo blog del progetto Echoes of Ecologies che ne è il predecessore.
Uno, sin dagli albori abbiamo voluto che questo blog fosse impeccabile, ossia una maniera personale di narrare storie che non sentiamo così spesso quanto altre – storie di pratiche sociali ed ecologiche che costruiscono la cultura della sostenibilità, affinchè sia resa un po’ meno alternativa. Per questo, dal punto di vista della scrittura, mi sono sempre concentrata sulla qualità invece della quantità, magari rimettendoci nell’estetica generale del blog (che fa la sua!).
Due, per via dell’uno, ho spesso preso le cose sul personale fermandomi a pensare mille volte a ciò che scrivevo e cosa stavo facendo, ascoltando giudizi sull’apparenza del blog o sul fatto che “siamo ormai condannate/i come specie, e che t’importa?”, “dopotutto fai piu’ pubblico con una foto carina su fb o insta!”. E quindi queste litanie negative son diventate le mie, per lungo tempo, almeno nelle mie paure, facendomi indietreggiare dalla volontà di condividere un pò della nostra vita. Non che questo abbia fermato tante altre belle attività, però ha interrotto la storia (qui).
Tre, molto connesso al secondo come potete vedere, ho insinuato troppe cose e mi son messa sotto pressione senza nemmeno chiedere altre opinioni. Adesso, dopo molto lavoro, possiamo avere un nuovo blog. Bisogna solo decidere quando.
Quattro, non sapevo che se stai facendo del tuo meglio allora i primi tre accordi possono essere spezzati di tanto in tanto, senza sentirsi male o perse/i, che significa che un sacco di volte io e noi dimentichiamo di valorizzare i nostri sforzi e traguardi – essendo grate/i per ciò che abbiamo fatto o detto finora.

[eng] Here is what I think: as the previous phrase reflects the base statement of my PhD thesis (as in word and action that go hand in hand create sustainable change), let’s apply the 4A to this blog of Echoes of Ecologies that is its predecessor.
First, since the beginning I’ve wanted this blog to be impeccable, as in it was a personal way to narrate stories that we do not hear as often as others – stories of social and ecological practices to build up the culture of sustainability, in order to make it less alternative. For this reason, from the point of view of writing, I was always concentrated on quality over quantity, perhaps leaving behind aesthetics (which is needed too!).
Second, because of the first, I often took things personally and stopped too much to reflect on what I was writing and what we were doing, listening to judgments on the layout of the blog, or on the fact that “we are doomed anyway, and why do you care?”, “after all you have more audience with a nice picture on fb or insta!”. And so those negative litanies became mine, for quite some time, at least in my fears, which made me back up from the willingness to share some of our life. Not that this stopped many other beautiful activities, but it did interrupt the story (here).
Third, very connected to the second as you can see, I assumed way too many things and put myself under pressure without even asking for opinions. Presently, after much work, we can have a new blog. When just needs to be decided.
Fourth, I did not know that if you are doing your best then the first three agreements can be broken from time to time, without feeling lost or bad about it, which means that a lot of times I and we forget to value our efforts and achievements – being grateful for what we have done or said so far.

[ita] Ora, direi che ovunque fossimo dopo il Sud America I, che fosse Friuli, Sardegna o in viaggio, abbiamo fatto del nostro meglio per partecipare e diffondere realtà che rendono il mondo un luogo sostenibile. Ne sono consapevole e lo ripeterò per essere più decisa. Anche se è importante riconoscere che il nostro meglio varia a seconda degli impegni ed energie, la mia autocritica resta che avrei dovuto mantenere la storia attiva in narrazione. Dunque, se qualcosa ho imparato durante questo primo periodo di dottorato, trasferiamo le parole in azioni. Iniziamo da ciò che ho qui al momento: un blog che voglio usare per narrare le storie di cambio sostenibile che incontriamo nella nostra ricerca continua.
E’ successo tanto da quando viviamo a Brisbane, Australia. Cercare di ricordare tutte le attività e persone di sostenibilità degli ultimi 7 mesi sarebbe poco produttivo. Quello che posso fare invece è, a piccole dosi, recuperare alcuni eventi recenti che hanno aggiunto una goccia d’amore a questo mondo. Il resto arriverà.

[eng] Now, I reckon that wherever we were after South America I, was it Friuli, Sardinia or travelling, we did our best to be involved and spread the word on realities that make the world a sustainable place. I am aware of this and will repeat it to be more confident. Even though it is important to acknowledge that our best varies according to commitments and energies, my self-critique remains that I should have kept the active story telling in the blog. Therefore, if anything I did learn during this first PhD period, let’s transfer the words into actions. Let’s start with what I’ve got here at the moment: a blog that I want to use more steadily to narrate the stories of sustainable change that we come across in our ongoing research.
A lot has happened since we live in Brisbane, Australia. Trying to recall all activities and people of sustainability from the past 7 months in one blog post isn’t very productive. What I can actually do is recollect, little by little, some recent events that added a drop of love in the world. The rest will come.

[ita] Qualche venerdì fa, nel vibrante capannone di Food Connect (uno dei grandiosi progetti sul cibo a Brisbane), siamo state/i alla presentazioni del libro “A Foodie’s Guide to Capitalism” di Eric Holt-Giménez, scoprendo il movimento di Food First e l’importanza del ruolo che il sistema alimentare gioca nel riconoscere e risolvere I problemi del razzismo e disuguaglianza per affrontare la propria trasformazione strutturale.
Una settimana dopo, abbiamo visitato i Giardini botanici di Mount Coot-tha per un’installazione bioacustica per l’evento “Una pianta è una comunità”, sulla necessità di ascoltare le piante. Ho notato che quando ne parlavo con alcune persone, in diversi contesti, le loro face erano un po’ sorprese. Ascolare le piante?! Significa che devo avvicinare le orecchie all’erba ed aspettare una risposta? O dovrei abbracciare un albero per vedere se mi risponde in gratitudine? Ebbene sì. Probabilmente lo fanno. Eppure è molto più di questo. Nella mia ricerca di dottorato ogni giorno incrocio concetti che riguardano le relazioni tra umani e non umani e ciò che solitamente imparo è che a causa delle disuguaglianze in questi rapporti avviene molta della distruzione ecologica che vediamo nel mondo. Tornando alle piante: se pensiamo che grossi problemi come la deforestazione e l’estinzione di animali sono strettamente connessi al nostro rampante antropocentrismo, allora forse un pochino di antropomorfismo facilitirebbe le cose. Ciò che intendo è: se ci fermassimo a pensare che anche gli esseri non umani condividono alcune delle nostre caratteristiche come la comunicazione? Se pensassimo che le piante sì conversano tra loro con le radici ed elementi fungini, ci sentiremmo più piccoli in questo pianeta? Meno al di sopra ed unici, e più per terra e in una positiva dipendenza multispecie? Credo di sì, e per questo abbiamo apprezzato l’ascolto delle radici e la promozione di una consapevolezza vegetale, a Mt Coot-tha.
Quasi due settimane fa, attraverso il neonato gruppo Green the Street, abbiamo organizzato la quarta festa di “
pianta la tua aiuola”, con piante, persone e festeggiamenti (soprattutto dedicati all’arrivo di mamma e sorella dalla Sardegna!). Come il primo a settembre, è stato un gran bel momento di condivisione e una buona celebrazione. Così adesso abbiamo un banano di fronte a casa, un mucchio in più di umani con cui relazionarsi e una strada più verde. Piantare è quanto abbiamo detto, piantare è quanto abbiamo fatto.

[eng] A few Fridays ago, at the vibrant shed of Food Connect (one of Brisbane’s great food projects), we attended a talk on the book “A Foodie’s Guide to Capitalism” by Eric Holt-Giménez, where we discovered the movement of Food First and acknowledged the importance of the food system recognising and solving problems of racism and inequality to tackle its core structural transformation.
A week after, we visited the botanical gardens of Mount Coot-tha for a bioacoustics installation for the event of “A Plant is A Community”, on the necessity of listening to plants. I noticed that when I mentioned it to some people, in different contexts, their faces seemed quite surprised. Listening to plants?! Does it mean I have to put my ears close to the grass and wait for an answer? Or should I hug a tree and see if it replies in gratitude? Well, yes. Probably they do. Although is much more than this. In my doctoral research I daily come across concepts regarding human/non-human relationships and what I usually learn is that it’s because of the inequality of these relations that most of the ecological disruption happens in the world. Back to plants: if we think that major problems like deforestation and animal extinction are strictly connected with our rampant anthropocentrism, then perhaps a little bit of anthropomorphism will ease things up. What I mean is: what if we stopped to think that non-human beings also share some of our characteristics like communication? If we thought that plants do converse with one another through roots and fungal elements, would we feel smaller in this planet? Less above and unique, and more on the ground and in a positive multispecies dependency? I believe so, and that is why we appreciated the Mt Coot-tha’s root-listening and promotion of a vegetable-based consciousness.
Almost two weeks ago, through the newly born Green the Street group, we organised the fourth “Verge Planting Party”, which featured plants, people and celebration (above all dedicated to the arrival of mamma and sista from Sardinia!). Like the first one in September, it was a great sharing moment and amazing party. So now we have two beautiful verges, a banana tree in front of our house, a bunch more humans to relate with and a greener street. Quoting from the website: “verges are often un-used, sad and boring pieces of land in front of properties that often feature a footpath or postie route, but recently people have been taking to the streets of Brisbane to jazz their verges up. New council guidelines explain that you can now in fact plant out a certain depth into the verge from your property, essentially treating it like your own garden.” Planting is what we said, planting is what we did.


[ita]
Alla fine, questo racconto era solo un esercizio narrativo stile lista, come il libro sui 4A è stato solo una scusa per agire riguardo ad un sapere che è già in me. Siamo fatte/i di storie e viviamo di esse, che vengano da un libro, da una madre o un albero, la narrazione è già lì fuori, dobbiamo solo sintonizzarci. Questa è la mia frequenza.

[eng] In the end, this recollection was just a list-like recounting exercise, like the 4A book was just an excuse to act upon some knowledge that was already within me. We are made of stories and we live by them, whether from a book, a mother or a tree, the narration is already out there, we just have to tune in. This is my frequency.

Recording: live by Primitive Motion

Tre poesie for climate CHANGE!

Estinto
mi sento
d’istinto
come un orso
senza piu’
ghiaccio
che cola
sciolto
mi sento
senza piu’ prede
mancano
da inseguire
i sogni.

Extinguished
I feel
instinctively
like a bear
with no more ice
that dribbles
melted
I feel
with no more
preys
lack
of dreams to be chased.

Ieri pioveva
come la lacrima
della tristezza
attorno a noi
discesa.
Cielo sereno ieri.
Oggi nuvole, di un passato
che non se va.

Yesterday it rained
like the teardrop
of the sadness around us,
fallen.
Nice weather yesterday.
Today clouds, of a past
that goes not.

Lo sgomento che provo
a ritroso
nel mio covo
ristretto, ahi
ahi dolor
come il petto
in corsetto!
L’ammetto: pensai maledetto!

The confusion that I feel
in reverse
in my den
confined, ouch
ouch the pain
like a chest
in a corset!
I admit it: I had cursed!

Foto: Kea Minore. Laghi di Fusine, Friuli Venezia Giulia