Ad esempio a me piace Thar dö Ling

Ad esempio a me piace a Sagana
col vento d’estate magari con Tarti
asini e api
esseri umani
nella food forest con le spine dei cardi…

Ad esempio a me piace sentire
i galli del padre
col suono di sempre
in fondo a valle
tutte le ore
cantan e comunicano
che dicon chi sa?

E distillare _ si può!
Sì con Simona _ e poi
su con Danilo salirò
senz’altro un’arnia io visiterò!


Ad esempio a me piace afferrare
le pere e susine
dai rami se ho fame
e quando bevo
sono pronta a onorare
l’acqua che in questa terra è come pane…

Camminare lungo i sentieri
che forse faccio la strada di altri
annuso una pianta
annuso la cacca
che diventa un lusso
e c’è chi lo sa…

E compostare _ si puo’!
Sì è la lana, lo so _
materia organica qui ne avrò
e con il tempo il suolo curerò!

Ad esempio a me piace per gioco
passare di striscio tra le frasche più basse
seguire i bambini
che intorno al lago
cantano e gridano e fanno esperienze…

Poi mi piace scoprire lontano
il mare se il cielo è luminoso
osservo le api
ascolto il ronzio
raggiunta la pietra mi piace sedermi…

E riciclare _ si può!
A Thar dö Ling si sa _
quando qualcuno capirà
un altro pezzo rigenererà! (x 2)

 

rito di passage

[ita] Il fatto è che condividendo parte della propria vita in un blog, si dovrebbe avere un obiettivo ed un pubblico che lo segua. Si può essere del tutto autobiografici o provare ad usarlo per discutere argomenti preferiti e far circolare idee e quesiti che ci si sente di condividere col mondo. Si possono fare entrambe. Di fatti, un blog è come un diario digitale condiviso. Ancora ricordo Steve Carella (uno dei personaggi dei gialli di Ed McBain) che, dopo aver sfogliato il diario di una vittima, disse al suo collega qualcosa come: ogni scrittrice/ore di diario si augura segretamente che le proprie pagine vengano lette da qualcuna/o. In parte anche per questo abbiamo inventato i blog e le reti sociali: per tenere vivo il nostro bisogno d’interazione e colmare i vuoti comunicativi! Di sicuro, qualunque sia la ragione per cui lo usiamo, un blog non può che crescerci addosso. Lo indossiamo momento dopo momento, finchè non prende la nostra forma, come quelle scarpe vecchie all’ingresso di casa. Quelle che ci piacciono tanto per andare a camminare. Quindi, qualsiasi siano gli obiettivi del nostro blog (specialmente se non monetari), richiede tempo, passione, confusione, traguardi e fallimenti. Come tutto d’altronde. Lasciarlo andare e ritornarci – mentre ci adattiamo al ritmo della nostra vita che cambia andando avanti. Così, nella forma della mia lentezza, ad un certo punto scriverò su dove e chi sono i nostri campi fisici di lavoro del dottorato – e utilizzerò questo blog, assieme a Michal, per diffondere storie di relazioni socio-ambientali positive.

[eng] The fact is that as you share some of your life in a blog, you ought to have a purpose and an audience following it. Either you go completely autobiographical or you try to use it to discuss any topic of your preference, bringing about ideas and questions that you feel like sharing out there in the world. You can do both. As a matter of fact, a blog is like a shared digital diary. I still recall Steve Carella (one of the characters of Ed McBain’s crime fiction) who, after peeping into a victim’s diary, said to his colleague something like every diary writer secretly wishes to have her/his pages read by someone. That’s also why we invented blogs and social networks: to revivify our need for interaction and fill communicative voids! Certainly, whatever the reason we use it for, a blog can’t help but to grow on us. We wear it time after time until it gets our shape, like those old shoes in front of your door. The ones that you so much love to go walking. So, whatever the purposes of our blog (especially if non monetary), it takes time, passion, confusion, achievements and failure. Like anything really. Letting it go and coming back to it – as we adapt to the changing rhythm of our life that moves forward. Thus, in the form of my slowness, at some point soon I will write about where and who our PhD’s physical fields of work are – and I will use this blog, together with Michal, to spread stories of positive socio-environmental relations.

[ita] A questo punto, proprio questo, mi sento di rendere grazie. Ancora. Ora sento di farmi un giro di valzer con le persone fiore che hanno reso gli scorsi 13 mesi in Australia un’esperienza migliore.
Iniziando da Simon. Lui é il cordinatore del mercato biologico di Northey Street Fattoria Cittadina. Andare a Northey fu la prima attività che ci prefiggemmo di fare a Brisbane, la nostra prima domenica, e Simon era lì. Andava sopra e sotto, a destra e sinistra, da tutte le parti assicurandosi che tutto fosse. Sembrava la persona giusta per “qualche” domanda. Non solo rispondeva a tutto ciò che ci domandavamo, anticipava pure altri quesiti e bisogni. Se lo dovessi descrivere con una frase, direi: è quella persona che ti fa vedere sempre che la vita è piena di alternative. L’alternativa, per esempio, di avere un marciapiede grigio e spoglio sostituito con uno verde e florido. Fu grazie alla sua iniziativa che il movimento temporaneo di Green the Street rimase in vita, evolvendosi durante l’anno passato, presentando la possibilità di strade urbane più verdi e biodiverse. Non appena piantammo le aiuole di fronte a casa, iniziammo a condividere l’aria con tante danzanti api native, in particolare la blue-banded. Grazie, Simon, per la tua gentilezza, per tutto ciò che prendemmo in prestito, per i tuoi fermenti e le piante!

[eng] At this point, this one, I feel like being grateful. Again. Now I feel like having a round of waltz with those flower people who’ve made these past 13 Australian months a better experience.
Starting with Simon. He’s the coordinator of the Northey Street City Farm Organic Markets. Going to Northey was the first activity we set out to do in Brisbane, on our first Sunday, and Simon was there – going up and down, left and right, all over the place making sure that everything was. He seemed like the right person to approach for “a few” questions. Not only he replied to all we were wondering about, he even anticipated other inquiries or needs. If I were to describe him with one sentence, I’d say: he’s the person who always shows you that life is full of alternatives. The alternativ,e for example, of having a grey and bare footpath substituted by a green and thriving one. It’s thanks to his initiative that the Green the Street temporary movement kept alive and evolved throughout the past year, presenting the possibility of greener and more biodiverse urban streets. As soon as we got our verges planted, we began sharing the air with many dancing native bees, the blue-banded in particular. Thank you, Simon, for your kindness, for all that we borrowed, for your ferments and plants![ita] Andando Avanti, penso ad Andy Paine. Fu proprio a casa di Simon che sentimmo il suo nome per la prima volta, e così scoprii i suoi blog, musica, programma radiofonico, zines, e corpo. Lo descrivessi con una frase, direi: è come immagino potesse essere Gesù. E se Gesù trasformava l’acqua in vino e i pani in pesci, Andy, con molte altre persone simili, convertiva cibo di scarto in pasti deliziosi per coloro che non possono permettersene uno o il lusso di condividerlo con un sorriso sul volto. Questo è Food Not Bombs: solo una delle meravigliose attività a cui Andy contribuì durante la sua permanenza a Brisbane. Adesso è partito, ed anche se lo conoscemmo per poco, mentre lo abbracciai dopo una delle sue performance da cantautore, mi sentii triste pensando che forse non l’avrei più rivisto, ma felice di aver avuto l’opportunità di conoscerlo in questa vita. Grazie, Andy, per la gioia ed il coraggio che continui a diffondere ovunque tu vada!

[eng] Moving ahead, I think of Andy Paine. It was actually at Simon’s house that we heard his name for the first time, and that’s when I discovered his blog, music, radio programme, zines, and body. Should I describe him with a phrase, I’d say: he’s like I imagine Jesus was. And if Jesus transformed water into wine and bread into fish, Andy, with so many other like-minded people, converted dumpster food into delicious meals for those who can’t afford one or the luxury of sharing one with a smile on their face. This is Food Not Bombs: only one of the amazing activities that Andy shaped during his stay in Brisbane. Now he’s left, and even though we only knew him a little, while hugging him after one of his singing performance, I felt sad thinking that perhaps I wouldn’t see him anymore, but happy to have had the opportunity to meet him in this life. Thank you, Andy, for the joy and courage you keep bringing about wherever you go!
[ita] A chiudere, ecco che arriva Brooke. Lei era la nostra bellissima vicina. In una frase: è come i vostri migliori amici; l’amica.o che speri di trovare quando ti trasferisci dall’altra parte del mondo. Brooke ci offrì amore e ancora amore mentre fummo vicini della porta accanto. Una notte andammo assieme alla cena comunitaria della casa di ospitalità ‘Dorothy Day’ (dove viveva Andy) e lì trovammo una simpatica ragazza brasiliana. Più tardi scoprimmo che Natalia conosceva l’agronomo Marquito, che avevamo visitato due anni prima a Florianopolis. Sullo stesso campo magnetico, Brooke fu la nostra stretta collaboratrice nella creazione di una casa allegra con un senso di comunità. Assieme organizzammo sei feste-incontri ufficiali aperte a chiunque per condividere chiacchiere, cibo, bibite e musica, giusto per ricordarci che le persone sono sempre dietro l’angolo: se non vengono da te, vacci tu! Grazie, corpo magnifico!
Oggi, svegliandoci in Sicilia, rientrate.i nel paese natio, rendo grazie alla vita per queste generose offerte. Credo che la mia vita da adulta debba essere un gentile inchino di gratitudine.

[eng] Wrapping up, here comes Brooke. She was our beautiful neighbour. In one phrase: she is like your best friends; the friend you hope to find as you move to the other side of the world. Brooke offered us love and more love as we lived next door. One night we went together to ‘Dorothy Day’ House of Hospitality’s communal dinner (where Andy used to live) and there we met a nice Brazilian girl. Later on, we found out that Natalia knew agronomist Marquito, whom we had visited two years before in Florianopolis. On a similar magnetic field, Brooke was our close collaborator in the creation of a jolly household with a sense of community. Together we’ve organised six official party-gatherings open to anyone to share a night of talks, food, drinks and music, just to remind ourselves that people are always around the corner: if they don’t come to you, you go to them! Thank you, beautiful body!
Today, as we wake up in Sicily, back to my home country, I thank life for these generous offers.
I think that my life as a grown-up should be a gentle bow of gratitude.

FYNC – Find Your Name Commemoration:

brooke & malachi & budgies, rell & viv & oscar & meg & charlie & jim & alex & henry & eddie & roosters & chooks, benjamin benji, juan & carina, our neighbours the possums, the eucalyptuses, the lilly-pillies, the bottlebrush, the crows, the australian magpies, the noisy miners, the lorikeets, luisa & daya, dennis & sunny, simon & fiona, thor, northey st, ollie, olive, andy & dorothy day house, food not bombs, chewsday collective & all brisbane’s food coops, jessie, jo, ruben, shannon & carlie & ziggy, cat, green the street, jonathan sri, west end & suburbs, the burrow, sovereign food, morag, food connect, kou, siti, katherine & jan, zhila, david, stuart, leah, david supervisors, griffith, sue, nadine, susan, natalie, natalia, janaya, lui, stephen for the honey, the light after the rain, the light of Summer, the Summer breeze, the Summer rain, the luminous light of Autumn, kea & alberto, jane & jo & kate & will, jane st community garden, mullumbimby community garden, qagoma, palace cinemas, the state library, annerley library, annerley bookshop, annerley op shops, people asking for information, people giving information, dean, green groceries, mick’s nuts, david the guitarist, langri tangpa buddhist centre, ven. lozang, amanda, michael & chantelle, caroline, mydrishti, vera, james & emma, tony, ana, romi & santi, kilometric walks, govinda, parks, mt coot-tha, glass house mountains, jura jalingbila, quandamooka, boomerang bags, reverse garbage, koalas, kangaroos, wallabies, kookaburras, moreton island, goannas, frangipani, bearded dragons, geckos, cockroaches, spiders, starfish, alaisha, holly, ahri, lower portals, turnstyle community hub, paradigm shift, bread mailing list, brisbane river, meanjin, paper moon, eureka, bangalow, deebing creek, mango, bunya, cabarita, gold coast, bribie island, coochiemudlo, refugees welcome queensland, stop adani, byron bay, nimbin, mamma & martina, people asking for money, people giving money, people smiling, people trying to smile, random acts of kindness, sydney, melbourne, daylesford, artist as family, country & community

Outreach – raggio d’azione

Full of boxes
dropping
like those flying foxes.

Dreaming is here
abandon the fear.

Flying outside the box,
you really cunning like that fox?
Thinking outside the box
like erasing all those thoughts

I mean, really?
Why would you?

”I fly outside the box because I can”
because if you can think of flying out of a box,
and I’m imagining it right now,
you can, I must
think of a better world.
Not a drop box.

Pieno di casse
in caduta
come pipistrelli.

Per sognare qui
abbandonare le paure.

Volare fuori dalla scatola,
davvero sei furba come quella volpe?
Pensare fuori dalla scatola
come cancellare quei pensieri.

Cioè, davvero?
Perché lo faresti?

”Volo fuori dalla scatola perché posso”
Perché se puoi pensare a volare fuori dalla scatola,
e lo sto immaginando ora,
puoi, devo
pensare un mondo migliore.
Non una cassetta delle offerte.

thunderstormthunderstrong

[eng] “No creature stands alone. The air is the breath of the forest that has been going on since thousands of years. And the plants are the breath’s figures, provisional incarnations of substances that wander in the air. There is carbon and the lightning of electrons and there is woman, the cat, the ant. Each one of us is an ephemeral aggregate made of the life’s bricks: rather than coming from a sexual intercourse, we are the sons of the conversation between things.” (Franco Arminio, my trans.)

And today as I ate lunch made of biodynamic Australian rice flavoured with organic carrots and bokchoy from the coop of food that comes from local lands face to face with a bearded dragon lizard waiting for anything that might fall off my fork while speedy ants strolled on its looks like rough skin the wind warned me that a storm was coming and the smell of eucalyptus became intense humid. I was scared before as the water poured down like I had seldom seen in my life. “I think that the root of the wind is water” (Emily Dickinson)

[ita] “Nessuna creatura è un caso a parte. L’aria è il respiro della foresta che va avanti da milioni di anni. E le piante sono figure del respiro, incarnazioni provvisorie delle sostanze che vagano nell’aria. C’è il carbonio e il lampo degli elettroni e c’è la donna, il gatto, la formica. Ognuno di noi è un aggregato effimero fatto con i mattoni della vita: più che di un amplesso, siamo figli della conversazione tra le cose.” (Franco Arminio)

E così mentre oggi mangiavo il pranzo composto da riso biodinamico australiano condito con carote e bokchoy biologici della cooperativa del cibo che viene dalle terre locali faccia a faccia con un lucertolone chiamato bearded dragon in attesa di un qualcosa che cascasse dalla mia forchetta mentre formiche rapide passeggiavano sulla sua pelle che sembra ruvida il vento mi ha avvisata che stava arrivando un temporale e l’odore di eucalipto si faceva intenso umido. Ho avuto paura prima mentre l’acqua scendeva come poche volte avevo visto in vita mia. “Penso che la radice del vento sia l’acqua” (Emily Dickinson, mia trad.)

Foto: Martina Lepori

Ni la tierra, nI las mUjeres somos territorio de CoNquistA

“I strolled past the Bauhinia tree one hot summer’s day a few years ago, and so quickly it caught my gaze and my thoughts. What a place to be and meditate on a quiet afternoon! I think of it often, and have planned to visit many times, but I never get there. Maybe this year I will visit my tree, where I can spend those lonely hours contemplating and praying. I think of the sandy creek bed where it grew from a seed. How did it manage to establish its roots after so many floods threatened to wash away its very foundations?” The Bauhinia Tree, The life of Kankawa Nagarra Olive Knight

[eng] One month ago a blockade was started at Deebing Creek, against housing development between Springfield and Ipswich on sacred and mourning Aboriginal land. As I woke up that morning, I strolled down to the Bunya pine tree on a not-yet-so-hot summer’s day. I stood in front of it and wondered how many people it had sensed throughout its life. I talked to it and asked: what could you tell me about the mission times? A persistent sense of melancholy permeated the peaceful beauty around us. What if this place disappeared? I think of Earth where it grew from a Seed. Will they manage to keep grounded after so many conquests?

[ita] Un mese fa è iniziata una protesta a Deebing Creek, contro lo sviluppo edilizio tra Springfield ed Ipswich su terra aborigena, sacra e di lutto. Appena sveglia quella mattina, son scesa giù verso il pino Bunya in un giorno ancora non così caldo. Mi son piantata di fronte, chiedendomi quante persone avesse percepito durante la sua vita. Gli ho parlato e chiesto di raccontarmi qualcosa dei tempi della missione. Un costante senso di malinconia si percepiva nella bellezza attorno a noi. E se questo luogo scomparisse? Penso alla Terra da cui è cresciuto da un Seme. Riusciranno a restare stabili dopo tante conquiste?

These pages for updates and donations: Yuggera Ugarapul Tribal Elders and Save Deebing Creek Mission

 

Balance

Bad bad bad
why do we like this word
so bad?
I ear of the disappearing trees
and same goes for the bees
I ear there is no more this
there is no more that
like those scary hanging bats.
“No racism, no fear”
this I also ear,
but racism is bad
fear is bad.
Shh_listen up!
I see the bees buzzing
in the eucalyptus tree
I looked, a bird ate a butterfly
before my eye.
That is good
good
good enough for you?

The story of my life

[ita] Tempo fa ho letto un libro circa un cammino per la libertà personale. Che ci credessi o meno, sin dall’inizio mi ha tenuta incollata. Sarà stata la semplicità  del messaggio, o magari le migliaia di ripetizioni che diventavano un mantra. Oppure sono già sul cammino e quindi più ricettiva. Chissà. Ad ogni modo, il libro parla di quattro accordi (4A) che dovremmo imparare a fare con noi stesse/i per vivere una vita migliore e più soddisfacente in quanto a libertà interiore.

Eccoli qui:
-essere impeccabile con la parola;
-non prendere niente sul personale
-non assumere;
-fai sempre del tuo meglio.

Anche se questa non è una recensione letteraria del lavoro di Don Miguel Ruiz (1997), di sicuro è un punto d’inizio letterario. C’è una cosa che questi accordi hanno in comune: considerano la lingua ed il pensiero come il principio di una consapevolezza che può cambiare le azioni.

[eng] Some time ago I read a book about a path to personal freedom. Whether I believed it or not, from the start it got me hooked. I guess it was the simplicity of its message, or perhaps the thousands of repetitions that eventually sounded like a mantra. Or maybe I am already on that path, hence I was more receptive. Who knows. Anyway, the book tells of four agreements (4A) that we should learn to make with ourselves in order to live a better, more fulfilling life of self-freedom.

Here they are:
– be impeccable with your word;
– don’t take anything personally;
– don’t make assumptions;
– always do your best.

Although this is not a literary review of Don Miguel Ruiz’s work (1997), it is certainly a literary starting point. There is one thing that these agreements have in common: they all consider language and thought as the beginning of a consciousness that can change actions.

[ita] Ecco ciò che penso: dato che la frase precedente riflette l’affermazione base della mia tesi di dottorato (ovvero parola ed azione che vanno di pari passo creano cambio sostenibile), applichiamo i 4A a questo blog del progetto Echoes of Ecologies che ne è il predecessore.
Uno, sin dagli albori abbiamo voluto che questo blog fosse impeccabile, ossia una maniera personale di narrare storie che non sentiamo così spesso quanto altre – storie di pratiche sociali ed ecologiche che costruiscono la cultura della sostenibilità, affinchè sia resa un po’ meno alternativa. Per questo, dal punto di vista della scrittura, mi sono sempre concentrata sulla qualità invece della quantità, magari rimettendoci nell’estetica generale del blog (che fa la sua!).
Due, per via dell’uno, ho spesso preso le cose sul personale fermandomi a pensare mille volte a ciò che scrivevo e cosa stavo facendo, ascoltando giudizi sull’apparenza del blog o sul fatto che “siamo ormai condannate/i come specie, e che t’importa?”, “dopotutto fai piu’ pubblico con una foto carina su fb o insta!”. E quindi queste litanie negative son diventate le mie, per lungo tempo, almeno nelle mie paure, facendomi indietreggiare dalla volontà di condividere un pò della nostra vita. Non che questo abbia fermato tante altre belle attività, però ha interrotto la storia (qui).
Tre, molto connesso al secondo come potete vedere, ho insinuato troppe cose e mi son messa sotto pressione senza nemmeno chiedere altre opinioni. Adesso, dopo molto lavoro, possiamo avere un nuovo blog. Bisogna solo decidere quando.
Quattro, non sapevo che se stai facendo del tuo meglio allora i primi tre accordi possono essere spezzati di tanto in tanto, senza sentirsi male o perse/i, che significa che un sacco di volte io e noi dimentichiamo di valorizzare i nostri sforzi e traguardi – essendo grate/i per ciò che abbiamo fatto o detto finora.

[eng] Here is what I think: as the previous phrase reflects the base statement of my PhD thesis (as in word and action that go hand in hand create sustainable change), let’s apply the 4A to this blog of Echoes of Ecologies that is its predecessor.
First, since the beginning I’ve wanted this blog to be impeccable, as in it was a personal way to narrate stories that we do not hear as often as others – stories of social and ecological practices to build up the culture of sustainability, in order to make it less alternative. For this reason, from the point of view of writing, I was always concentrated on quality over quantity, perhaps leaving behind aesthetics (which is needed too!).
Second, because of the first, I often took things personally and stopped too much to reflect on what I was writing and what we were doing, listening to judgments on the layout of the blog, or on the fact that “we are doomed anyway, and why do you care?”, “after all you have more audience with a nice picture on fb or insta!”. And so those negative litanies became mine, for quite some time, at least in my fears, which made me back up from the willingness to share some of our life. Not that this stopped many other beautiful activities, but it did interrupt the story (here).
Third, very connected to the second as you can see, I assumed way too many things and put myself under pressure without even asking for opinions. Presently, after much work, we can have a new blog. When just needs to be decided.
Fourth, I did not know that if you are doing your best then the first three agreements can be broken from time to time, without feeling lost or bad about it, which means that a lot of times I and we forget to value our efforts and achievements – being grateful for what we have done or said so far.

[ita] Ora, direi che ovunque fossimo dopo il Sud America I, che fosse Friuli, Sardegna o in viaggio, abbiamo fatto del nostro meglio per partecipare e diffondere realtà che rendono il mondo un luogo sostenibile. Ne sono consapevole e lo ripeterò per essere più decisa. Anche se è importante riconoscere che il nostro meglio varia a seconda degli impegni ed energie, la mia autocritica resta che avrei dovuto mantenere la storia attiva in narrazione. Dunque, se qualcosa ho imparato durante questo primo periodo di dottorato, trasferiamo le parole in azioni. Iniziamo da ciò che ho qui al momento: un blog che voglio usare per narrare le storie di cambio sostenibile che incontriamo nella nostra ricerca continua.
E’ successo tanto da quando viviamo a Brisbane, Australia. Cercare di ricordare tutte le attività e persone di sostenibilità degli ultimi 7 mesi sarebbe poco produttivo. Quello che posso fare invece è, a piccole dosi, recuperare alcuni eventi recenti che hanno aggiunto una goccia d’amore a questo mondo. Il resto arriverà.

[eng] Now, I reckon that wherever we were after South America I, was it Friuli, Sardinia or travelling, we did our best to be involved and spread the word on realities that make the world a sustainable place. I am aware of this and will repeat it to be more confident. Even though it is important to acknowledge that our best varies according to commitments and energies, my self-critique remains that I should have kept the active story telling in the blog. Therefore, if anything I did learn during this first PhD period, let’s transfer the words into actions. Let’s start with what I’ve got here at the moment: a blog that I want to use more steadily to narrate the stories of sustainable change that we come across in our ongoing research.
A lot has happened since we live in Brisbane, Australia. Trying to recall all activities and people of sustainability from the past 7 months in one blog post isn’t very productive. What I can actually do is recollect, little by little, some recent events that added a drop of love in the world. The rest will come.

[ita] Qualche venerdì fa, nel vibrante capannone di Food Connect (uno dei grandiosi progetti sul cibo a Brisbane), siamo state/i alla presentazioni del libro “A Foodie’s Guide to Capitalism” di Eric Holt-Giménez, scoprendo il movimento di Food First e l’importanza del ruolo che il sistema alimentare gioca nel riconoscere e risolvere I problemi del razzismo e disuguaglianza per affrontare la propria trasformazione strutturale.
Una settimana dopo, abbiamo visitato i Giardini botanici di Mount Coot-tha per un’installazione bioacustica per l’evento “Una pianta è una comunità”, sulla necessità di ascoltare le piante. Ho notato che quando ne parlavo con alcune persone, in diversi contesti, le loro face erano un po’ sorprese. Ascolare le piante?! Significa che devo avvicinare le orecchie all’erba ed aspettare una risposta? O dovrei abbracciare un albero per vedere se mi risponde in gratitudine? Ebbene sì. Probabilmente lo fanno. Eppure è molto più di questo. Nella mia ricerca di dottorato ogni giorno incrocio concetti che riguardano le relazioni tra umani e non umani e ciò che solitamente imparo è che a causa delle disuguaglianze in questi rapporti avviene molta della distruzione ecologica che vediamo nel mondo. Tornando alle piante: se pensiamo che grossi problemi come la deforestazione e l’estinzione di animali sono strettamente connessi al nostro rampante antropocentrismo, allora forse un pochino di antropomorfismo facilitirebbe le cose. Ciò che intendo è: se ci fermassimo a pensare che anche gli esseri non umani condividono alcune delle nostre caratteristiche come la comunicazione? Se pensassimo che le piante sì conversano tra loro con le radici ed elementi fungini, ci sentiremmo più piccoli in questo pianeta? Meno al di sopra ed unici, e più per terra e in una positiva dipendenza multispecie? Credo di sì, e per questo abbiamo apprezzato l’ascolto delle radici e la promozione di una consapevolezza vegetale, a Mt Coot-tha.
Quasi due settimane fa, attraverso il neonato gruppo Green the Street, abbiamo organizzato la quarta festa di “
pianta la tua aiuola”, con piante, persone e festeggiamenti (soprattutto dedicati all’arrivo di mamma e sorella dalla Sardegna!). Come il primo a settembre, è stato un gran bel momento di condivisione e una buona celebrazione. Così adesso abbiamo un banano di fronte a casa, un mucchio in più di umani con cui relazionarsi e una strada più verde. Piantare è quanto abbiamo detto, piantare è quanto abbiamo fatto.

[eng] A few Fridays ago, at the vibrant shed of Food Connect (one of Brisbane’s great food projects), we attended a talk on the book “A Foodie’s Guide to Capitalism” by Eric Holt-Giménez, where we discovered the movement of Food First and acknowledged the importance of the food system recognising and solving problems of racism and inequality to tackle its core structural transformation.
A week after, we visited the botanical gardens of Mount Coot-tha for a bioacoustics installation for the event of “A Plant is A Community”, on the necessity of listening to plants. I noticed that when I mentioned it to some people, in different contexts, their faces seemed quite surprised. Listening to plants?! Does it mean I have to put my ears close to the grass and wait for an answer? Or should I hug a tree and see if it replies in gratitude? Well, yes. Probably they do. Although is much more than this. In my doctoral research I daily come across concepts regarding human/non-human relationships and what I usually learn is that it’s because of the inequality of these relations that most of the ecological disruption happens in the world. Back to plants: if we think that major problems like deforestation and animal extinction are strictly connected with our rampant anthropocentrism, then perhaps a little bit of anthropomorphism will ease things up. What I mean is: what if we stopped to think that non-human beings also share some of our characteristics like communication? If we thought that plants do converse with one another through roots and fungal elements, would we feel smaller in this planet? Less above and unique, and more on the ground and in a positive multispecies dependency? I believe so, and that is why we appreciated the Mt Coot-tha’s root-listening and promotion of a vegetable-based consciousness.
Almost two weeks ago, through the newly born Green the Street group, we organised the fourth “Verge Planting Party”, which featured plants, people and celebration (above all dedicated to the arrival of mamma and sista from Sardinia!). Like the first one in September, it was a great sharing moment and amazing party. So now we have two beautiful verges, a banana tree in front of our house, a bunch more humans to relate with and a greener street. Quoting from the website: “verges are often un-used, sad and boring pieces of land in front of properties that often feature a footpath or postie route, but recently people have been taking to the streets of Brisbane to jazz their verges up. New council guidelines explain that you can now in fact plant out a certain depth into the verge from your property, essentially treating it like your own garden.” Planting is what we said, planting is what we did.


[ita]
Alla fine, questo racconto era solo un esercizio narrativo stile lista, come il libro sui 4A è stato solo una scusa per agire riguardo ad un sapere che è già in me. Siamo fatte/i di storie e viviamo di esse, che vengano da un libro, da una madre o un albero, la narrazione è già lì fuori, dobbiamo solo sintonizzarci. Questa è la mia frequenza.

[eng] In the end, this recollection was just a list-like recounting exercise, like the 4A book was just an excuse to act upon some knowledge that was already within me. We are made of stories and we live by them, whether from a book, a mother or a tree, the narration is already out there, we just have to tune in. This is my frequency.

Recording: live by Primitive Motion

Tre poesie for climate CHANGE!

Estinto
mi sento
d’istinto
come un orso
senza piu’
ghiaccio
che cola
sciolto
mi sento
senza piu’ prede
mancano
da inseguire
i sogni.

Extinguished
I feel
instinctively
like a bear
with no more ice
that dribbles
melted
I feel
with no more
preys
lack
of dreams to be chased.

Ieri pioveva
come la lacrima
della tristezza
attorno a noi
discesa.
Cielo sereno ieri.
Oggi nuvole, di un passato
che non se va.

Yesterday it rained
like the teardrop
of the sadness around us,
fallen.
Nice weather yesterday.
Today clouds, of a past
that goes not.

Lo sgomento che provo
a ritroso
nel mio covo
ristretto, ahi
ahi dolor
come il petto
in corsetto!
L’ammetto: pensai maledetto!

The confusion that I feel
in reverse
in my den
confined, ouch
ouch the pain
like a chest
in a corset!
I admit it: I had cursed!

Foto: Kea Minore. Laghi di Fusine, Friuli Venezia Giulia

the ecosystem of word

[ita] A Brisbane come a Sassari e Udine gli incontri per la multiculturalità e contro il razzismo sono regolari.
Voci su voci creano l’ecosistema della parola attiva.
Stiamo ascoltando? SVEGLIA con una nuova storia (di qualche settembre fa)!

“L’abbiamo chiamato Burek Tour, il nostro viaggio lungo i Balcani.

Siamo atterrati in Macedonia in una calda giornata ai primi di settembre. Lì abbiamo passato due giorni, uno a Skopje – città il cui mercato ortofrutticolo è più antico delle statue in centro, l’altro a Ohrid – lungo il lago attrazione di innumerevoli turisti alla ricerca del ‘tocco mediterraneo’ a basso costo. Il terzo giorno siamo arrivati in Albania, destreggiandoci tra il traffico di Tirana abbiamo scoperto con grande sorpresa quanto gli italiani abbiano in comune con gli albanesi, soprattutto nel cibo. Questo pensiero si è rafforzato a Shkoder, dove il centro storico poteva essere quello di qualsiasi città costiera italiana – solo con qualche moschea in più.

Andando in Montenegro il tempo ci ha voltato le spalle e con lui anche le nostre aspettative. Volevamo respirare l’ultima aria di mare prima dell’autunno… le spiagge le abbiamo trovate sì, ma con delle belle colate di cemento. Gli hotel bisognava pur piazzarli da qualche parte! Impossibile per le nostre tasche accedere a quel ‘lussuoso’ stile di vita. Ma chi cerca trova, no? L’ostello infatti aveva delle bellissime viti e rigogliosi alberi di kiwi.

Qualche notte dopo ci svegliamo troppo presto per i nostri piani e lasciati in mezzo alla strada provinciale vediamo due cartelli: Dubrovnik —> Sarajevo <—. Tre di notte. Eravamo arrivati a Mostar. Attraversare il famoso ponte di notte è tutt’altra emozione, vedere gli spari ancora impressi nelle case lo è di più. Strani sentimenti di dispiacere, rabbia e incredulità attenuati dall’oste chiacchierona dell’ostello in cui eravamo capitati. Solare come il paesaggio in cui ci trovavamo, da giovane faceva la danzatrice del ventre.

Anche Sarajevo ci ha accolti di notte, anche lì un ostello trovato per caso. Anche lì gli spari sui muri. Segni di una guerra così vicina – memoria di ciò che può accadere quando la convivenza non regge più, quando la paura subentra all’amore. Il luogo più bello del nostro viaggio, ma anche il più malinconico.

L’abbiamo chiamato Burek Tour perché il burek lo trovavi davvero dapperutto. A sud, a destra, a nord, a sinistra. Lo trovi spesso, fine, lungo, corto, arrotolato a chioccia o allungato a mò di flauto. L’abbiamo mangiato alle patate, agli spinaci, al formaggio fresco, al formaggio e cipolla, alla zucca – in tutti i modi in cui abbiamo potuto, per ricordarci ovunque andassimo che un tempo queste nazioni erano unite, qualcosa le ha divise e la pace non è certo stata naturale come mangiare. Adesso, dopo tanti confini e frontiere, il burek ha assunto nuove forme e ulteriori sapori. Ogni nazione vanta il proprio come il migliore o l’originale, ma credeteci… sono tutti buoni!”

[eng] In Brisbane like in Italy the gatherings for multiculturalism and against racism happen on a regular basis.
Voice after voice creates the ecosystem of the active word. Are we listening? WAKE UP to another story!

Itadakimasu

[ita] Penso sempre troppo, aspettando l’ispirazione giusta e il tempo passa, mentre le parole riposano nel diario in attesa di venire a galla. Dal nostro ultimo viaggio in Sud America _ ci siamo ormai trasferiti in Australia (chi ci conosce bene ricorderà che era il nostro obiettivo e ce l’abbiamo fatta!) _ a volte mi rendo conto che non vi abbiamo mostrato per bene cos’altro abbiamo fatto a parte filmare/documentare, va ben. Inoltre, voglio anche condividere le bellissime esperienze vissute in Italia, diciamo da qualche anno a questa parte_ahah!_e so che il momento sarà presto maturo per farlo. Tuttavia, la narrazione non averrà cronologicamente poiche questo comporterebbe ulteriori posticipazioni alla scrittura del blog. Adesso è ora e sento che lo devo vivere mentre sta esistendo. Ecco perché invece vi racconto la storia di come abbiamo trascorso questo primo periodo di vita australiana.
Se c’è una cosa che non facciamo abbastanza è ringraziare le persone che si prendono cura di noi. Col solstizio d’inverno alle spalle, mi pare giusto far largo al sentimento del rendere grazie.

[eng] Always thinking too much, waiting for the right inspiration and time goes by, whilst all those words lie in my diary waiting to float to the surface. Since our last travel in South America _ we moved to Australia (for those who know us well, you might remember that it was our aim and we made it!) _ I sometimes realise that we haven’t properly showed you what we did other than filming/documenting, oh well. Besides, I still mean to recollect all the beautiful experiences we had in Italy, since a couple of years back_haha!_and I know that the moment will be soon ripe for it. Nevertheless, the narrative will not be chronologically ordered as this would only bring procrastination to the blogging. Now is now and I feel like living it fully while it still exists. That is why here is the story of how we spent this first period of adaptation to this new Australian life.
If there is one thing that we don’t do enough is consciously saying ‘thank you’ to those who care for us. Right after the winter solstice, it feels good to give room to this thankful sentiment.


[ita] Tutto ebbe inizio con dei messaggi, da un continente all’altro, dall’Italia a persone casuali nei gruppi di agricoltura urbana e permacultura di Brisbane, dove ci dovevamo trasferire. Tra le varie risposte, ci fu un signore che scrisse in maniera simpatica. Il suo nome è Green Dean (che ora sappiamo essere coinvolto in molte attività legate alla sostenibilità, come il Mini Farm Project per coltivare cibo biologico per i/le senzatetto) e fu lui ad indicarci la fattoria urbana di Rell e famiglia. L’abbiamo contattata: ottimo! Ci dice che potevamo passare una settimana o giù di lì, facendo del volontariato nel loro orto mentre cercavamo una casa in affitto. Fantastico! Finora per noi questo modo di viaggiare funziona bene: lavoriamo un po’ per aiutare chi ci ospita in qualcosa a cui tengono (che di solito riflette le nostre passioni), in cambio di un buon posto in cui sentirsi a casa. Circolano pochi soldi, si costruscono relazioni.
Nel frattempo la vita accade.
La partenza si avvicinava, le aspettative e l’immaginazione crescevano attorno a queste persone che erano gia state cosi gentili verso di noi con le loro parole. Ad aprile, siamo arrivati e ci siamo trasferiti da Rell, Viv e Oscar. Li abbiamo conosciuto altri due volontari – Benji dalla Germania e Dennis dalla Corea del Sud (che miscuglio! Vi vogliamo bene!!). Abbiamo condiviso il tempo e lo spazio con i gatti Alex e Jimmy, il cane Charlie, la capra Maggie, le galline, le quaglie, i pesci – i cui nomi probabilmente esistono, ma ancora non so. Senza dimenticare gli alberi, le piante ed i fiori…

[eng] It all started with messages sent from one continent to another, from Italy to random people within urban agriculture and permaculture groups in Brisbane, where we had to move. Among some replies, one man wrote back in a really warm way. His name is Green Dean (who we later discovered is highly engaged in many sustainability-related activities, e.g. The Mini Farm project growing organic food for homeless people) and he pointed us to Rell and her family’s urban farm. We contacted her: all good! We could come to spend a week or so, volunteering in her garden while we looked for a place to rent. Perfect! So far, this travelling method has been working nicely for us: work some time to help the hosting people with something they care about (which usually also reflects our passions), in exchange we get somewhere good to feel home. Little money is involved,
relationships are built.
Meanwhile life happens.
As our departure approached, expectations and imagination grew around these people who had already been so kind in their words to us. In April, we arrived and moved into Rell, Viv and Oscar’s home. There we met two more helpers – German Benji and South Korean Dennis (what a mix! We love you!). We shared our time and space with Alex and Jimmy the cats, Charlie the dog, Maggie the goat, and chooks, goose, quails, fish – which names probably exist but I don’t know yet. Not to mention the trees, plants and flowers…


[ita] Come ho detto, dovevano essere un paio di giorni… invece siamo rimasti quasi un mese con questi speciali esseri umani e non. In questo periodo sono state portate avanti tante attività, in particolare il nostro aiuto è andato nella creazione dell’orto autunnale con quante più verdure potevamo infilare nei bancali; abbiamo sparso fiori qua e là e decorato le nostre vite con il contributo di tutti/e. Non posso esprimere abbastanza quanto ci manchi svegliarci a suon di gallo che canta il sole mattutino, andare scalzi/e nell’orto ancora bagnato dalla notte o raccogliere i limoni freschi per una tiepida bevanda di limone e miele per il risveglio. E nemmeno le nostre belle frasi possono racchiudere il senso d’affetto e gratitudine che proviamo per la nostra cara famiglia australiana __ che ci ha trattati/e così bene da non poter pensare a loro senza avere le farfalle nello stomaco – specialmente quando ricordiamo i numerosi ‘itadakimasu’ prima dei pasti.

[eng] Like I said, it was supposed to be just a few days… instead we ended up spending almost one month with these wonderful human and non-human beings. Over this period many activities were carried on, in particular we helped create the autumn garden with as many veggies as we could possibly fit in the raise beds, spread some flowers here and there and decorated our lives with each other’s contributions. We cannot emphasise how much we miss waking up to the sound of the cock singing the early sun, going barefoot into the garden still wet from the night or picking fresh lemons for a warm honey & lemon waking up drink. Nor could our nice phrases embed the sense of affection and gratitude that we feel for our Aussie Brissy family, who has treated us so well that we cannot think about them without having butterflies in our stomachs – especially when it comes to remembering the numerous ‘itadakimasu’ before all our meals.


[ita] Da oltre un mese ci siamo trasferiti nella nostra nuova casa (di nuovo, grazie a Benji che ci ha aiutati/e a trasportare mobilia varia e ha fatto di tutto con noi/per noi!). Stiamo espandendo la rete di contatti, stabilendo alcune buone abitudini vitali e conoscendo i/le nostri vicini/e di comunità. Soprattutto, Rell e Viv si sono sposate e abbiamo avuto la possibilità di partecipare al loro bellissimo matrimonio in cui tutti/e hanno potuto augurare il più sincero amore a questa grande famiglia. È proprio l’amore che ci rende una sola cosa. È l’amore che ci fa avere fiducia negli/nelle altri/altre, aiutandoli/e e prendendocene cura, al di là delle distanze interne ed esterne. Infatti, è quando siamo nel cerchio dell’amore e del dono che tutto combacia_che tutto va un po’ meglio.

[eng] It’s been more than a month since we moved into our new place (again, thanks to Benji who helped us gather various pieces of furniture and did all sorts of things with/for us!). We have expanded our web of connections, established some good living habits and met our community neighbours. Most importantly, Rell and Viv got married and we had the possibility to attend their beautiful wedding where we could all wish this great family the whole of our love. Love is indeed what makes us one. It is love that makes us trust others, helping and caring for them, in spite of inner and outer distances. In fact, when we are in the circle of love & gift, everything fits together. Everything works a little better.